Il Rebozo messicano

Ah il Rebozo! Per me già solo toccarlo è l’innesco di qualcosa…
Mi chiamo Arianna, sono un’Operatrice Olistica, e lo integro nel mio lavoro soprattutto per accompagnare, e così rendere più armonici, i ciclici movimenti di apertura e chiusura nella vita di una donna.

Cos’è un Rebozo?

Il Rebozo è un lungo scialle tradizionale del Messico – ma ne esiste anche una versione guatemalteca – con elaborate frange lungo il lati più corti.
È un accessorio tipico della vita quotidiana delle donne, con tantissimi impieghi: da scialle per coprirsi a telo per trasportare oggetti a fascia “babywearing”.
Lo si può riconoscere indossato anche dalla meravigliosa Frida Kahlo.

Le parteras messicane, ovvero le levatrici tradizionali, lo impiegano sia durante la gravidanza e il parto sia successivamente alla nascita con una serie di manovre finalizzate ad alleviare disturbi e rilassare le tensioni della gestazione, contribuire a far girare i bimbi podalici, agevolare in numerosi modi il travaglio.
Successivamente, nel puerperio, viene utilizzato per la Cerrada, anche detta cierre de matriz o de cadera, per chiudere simbolicamente la fase della gravidanza ed aprire quella della maternità, “richiudendo” la madre dopo la grande apertura del parto.
Esistono già alcuni studi qualitativi al riguardo e sono molte le ostetriche nel mondo che vi ricorrono. MidWifery Today è stata forse fra i primi a dedicargli articoli e ad invitare levatrici messicane affinchè potessero condividere la loro esperienza e offrire formazione.

Il Rebozo si sta quindi diffondendo anche in altri Paesi, compresa l’Italia, e questo è un dono per tutte le donne e le loro famiglie. Tuttavia, come spesso accade quando nuovi strumenti e pratiche diventano popolari, si rischia di perderne di vista le origini e la cultura da cui provengono e che vanno, invece, conosciute e rispettate.
Viene realizzato con l’antica tecnica del jaspe, o ikat, che consiste nel legare i fili dell’ordito prima che lo scialle venga tessuto. Il suo nome pare derivare dal termine rebozar, avvolgere nella pastella prima di friggere, ma anche ricoprire un oggetto o una persona con qualcosa da cui anche coprire bocca e viso.
Alla fine degli anni ‘80 Virginia Davis*, in una ricerca accademica, sottolinea quanto il Rebozo fosse un accessorio importante per le donne messicane di tutte le fasce sociali. Il fatto che – in un momento storico in cui processi di tessitura così sofisticati, dispendiosi e lunghi tendevano già ad essere sostituiti da alternative più remunerative – continuasse a rispondere ad una richiesta così trasversale e di massa confermava per lei si trattasse di un elemento culturale unificante e di profonda identità nazionale.

Acquistare un Rebozo

Quando si acquista un Rebozo è importante accertarsi che provenga dalle località di origine e che sia commercializzato attraverso canali che rispettano il lavoro degli artigiani e che garantiscono loro equi guadagni. È loro patrimonio e tale è giusto rimanga.
Dal punto di vista pratico, invece, è fondamentale sia lungo un paio di metri e sapientemente tessuto con cotone di buona qualità e molto resistente per lavorare con efficacia e in sicurezza (ovvero senza cedere o strapparsi!).
Tutto questo significa che l’acquirente finale spenderà di più, ma avrà fra le mani un Rebozo ancora più “potente”, pieno di dignità, amore e bellezza. Gli stessi da riservare a donne e bambini.

In questo video Angelina Martinez Miranda racconta, meglio di me, quanto ho appena cercato di condividere sul Rebozo messicano artigianale.

* Davis, Virginia, “The Mexican Jaspe (Ikat) Rebozo: Comments On Its History, Significance And Prevalence” (1988). Textile Society of America Symposium Proceedings