Il Rito del Grembo si innesta nel corpus dei cosiddetti 9 Riti Munay-Ki, presentati come via sciamanica di origine andina e amazzonica, sebbene incorporino alcuni elementi vicini alla visione orientale (in primis il concetto di Ki tradotto come energia universale) che in realtà non sono riconducibili al cuore più autentico e tradizionale delle pratiche andine e del Munay (ovvero del potere dell’amare con volontà). Inoltre, questo specifico, tredicesimo Rito è stato ricevuto e successivamente diffuso da Marcela Lobos come frutto, dichiarato, più della sua ricerca e delle sue canalizzazioni che della tradizione a cui si rifà. 
Ha per noi, tuttavia, diversi elementi interessanti e funzionali al percorso di una donna nell’esplorare e armonizzare il proprio Femminile ed è in questo spirito che lo diffondiamo a nostra volta, pur sentendo meriti essere contestualizzato con maggiore onestà.

Il Rito viene trasmesso in sorellanza dalle Custodi del Grembo (Womb Keeper), singolarmente o in incontri di gruppo, rigorosamente come dono (salvo coprire eventuali spese di affitto o spostamento). Ricevendolo si diventa Custodi, si può quindi donarlo a propria volta.

È un rituale che ci permette di lavorare su credenze, emozioni e vissuti negativi, conflittuali e limitanti – personali ed ereditati dal proprio lignaggio femminile – che finiscono per cristallizzarsi nel corpo. Può essere uno strumento di riconnessione all’energia che abita il nostro grembo, di armonizzazione e potenziamento di essa. Questo vale per tutte le donne, a prescindere dall’età e dal fatto che si siano sottoposte o meno a operazioni (a utero, ovaie ecc.) o a qualunque altra terapia medica e farmacologica.

L’utero, nella sua istanza fisica ed energetica, è una coppa alchemica, un Graal, da cui scaturisce il nostro potere personale, la nostra creatività (e fertilità!) e la saggezza antica di un intuito che ci connette alla parte più profonda di noi, al nostro lignaggio, alla Fonte stessa della Vita.

Arianna e Marisa sono Womb Keeper e sono a disposizione per trasmettere il Rito.
Se desideri ricevere questa pratica contatta una di loro: sceglila perchè la conosci, per puro istinto, leggendo la sua testimonianza qui sotto o il suo profilo completo. 

Il Rito del Grembo è stato forte per me.

Mi ha provata soprattutto nei primi cicli mestruali che seguivano il Rito. Poi mi ha accompagnata con fiducia nei successivi e so che mi accompagnerà nella strada verso altro che avrà da raccontarmi il mio corpo.

Non cercavo né corsi né guide e così è arrivato il Rito del Grembo che è stata una esperienza sciamanica incarnata nel corpo. È stato seguire la mia ciclicità come una guida interiore, con un rito che si poteva ripetere. Me ne sono fatta una carta dei cieli che seguiva le mie lune, poi mi sono accorta che era anche una mappa della Terra perchè mi riconnetteva alla genealogia femminile e quel filo rosso che va al di là delle mie origini. Sentivo che travalicava i mari e le terre di altri Paesi perchè il Rito del Grembo viene dal Cile e viaggia come le storie. É bastato ascoltare una storia, quella di una donna medicina che si chiama Marcela Lobos e a mia volta narrarla ad altre donne. Non dovevo interpretare ma semplicemente narrare e proporla fedelmente e così, autenticamente, mettere la mia esperienza al servizio di altre donne. C’è anche una gratuità in questo servizio che lo rende un dono: posso continuare un Rito che viene trasmesso contemporaneamente in altre lingue del mondo e in altre parti del mondo ma è sempre lo stesso, ed è la matrice comune a noi donne. È il Grembo, una parola meravigliosa che non dice solo del mio utero ma di tutto il mio spazio sacro.

Resta mio. Non si perde. Se si affievolisce, so che posso rinforzarlo. Come? Chiedendo a un’altra donna di riceverlo di nuovo. Lei guarda il mio sguardo e questo saper stare nello sguardo mi completa ed equivale alla stima e all’amore che sento per te stessa nello specchio di un’altra donna. É bello riconoscere che anche lei si pone a fianco a me come Custode del Grembo.

marisa@tendarossadelledonne.com

Mi emoziona farmi tramite del Rito, saperlo di tutte, ma proprietà di nessuna. Assisto a come può agire sulla mestrualità e la sessualità delle donne, sul loro lavoro sulle credenze e il lignaggio familiare, sulla capacità di riconnettersi a un ascolto più profondo del loro Femminile.

Mi piace che mi (ci!) riporti alla matrice della nostra vita: l’utero, del resto, è anche detto matrice, spazio-origine della manifestazione fisica di ogni donna e ogni uomo. E mi piace farne un’occasione – cerimoniale e un po’ magica – per lavorare, pragmaticamente, con la propria intenzione e attenzione. Sento che la ritualità sia prima di tutto questo e non solo un ripetersi formale e un po’ folcloristico di formule e gesti.

Personalmente, inoltre, ritengo doveroso contestualizzare questa pratica con rispetto e il giusto orientamento culturale e in questo è stato per me fondamentale l’incontro con Roberto Sarti che è un ottimo conoscitore, praticante e insegnante della tradizione andina (e non di questo specifico Rito che a quella tradizione, appunto, non appartiene, ma vuole rifarsi). 

Col Rito del Grembo non si inizia un’altra persona, non si infondono saperi ed energie. Si apre semplicemente lo spazio, si passa il testimone, si arriva più lontano. È un privilegio incontrare donne pronte ad “incontrare” quelle memorie emotive e fisiche di dolore e paura, anche ereditate, che le limitano e appesantiscono. Desiderose, spesso, di offrire la stessa occasione ad altre. Il Rito è un ponte, talvolta un suggello, altre un apripista. Non finisce tutto lì, il viaggio è lungo e avvincente, le tappe diverse.
Siamo tutte semi, spore, che diffondono questo rituale che promuove l’impegno ad una guarigione individuale che, tuttavia, è sempre anche collettiva. Un “contagio” di cui abbiamo bisogno.

arianna@tendarossadelledonne.com